op. 23, Voyage


Lo spettacolo consiste in un concerto per quattro percussionisti, che suonano, oltre che un set fisso , alcuni strumenti che sono messi sopra un “trenino” che corre sopra una monorotaia circolare. Protagonista quindi il movimento dei suoni nello spazio.Scopo del lavoro è attirare l’attenzione del pubblico su una caratteristica del suono (la direzionalità) che normalmente viene utilizzata nella vita di tutti i giorni per orientarsi ma che è stata praticamente assente finora dall’orizzonte estetico della musica colta ed extracolta. A tal fine la partitura che prevede che il pubblico sia “amorevolmente” circondato di suoni incentra il suo discorso proprio sul concetto di “fronte sonoro ” e su quello di “spostamento”. È uno spettacolo che pur affrontando temi “colti” e importanti all’interno del dibattito colto sulla musica, incentrandosi cioè su una riflessione critica dei fondamenti dello spettacolo musicale così come è stato visto sinora compie però questo lavoro con una forte e intrinseca attenzione all’aspetto teatrale cosa che aiuta ed estende la comprensione delle problematiche trattate. Si può quindi parlare di una particolare valenza politica nel voler affrontare argomenti di questo tipo in maniera anche “divulgativa”Un progetto il cui interesse è dato dall’innovazione all’interno del rapporto tradizionale tra spazio, sorgenti sonore ed interpreti. Infatti grazie all’uso di un “trenino” (appositamente costruito che gira su una monorotaia lunga circa 40 metri che racchiude in un cerchio dal diametro di 12 metri il pubblico) per la prima volta nella storia della musica sono gli strumenti che viaggiano avvolgendo appunto il pubblico che si trova all’interno del percorso. Pertanto oltre alla diversa percezione del suono, nello spettacolo si viene a creare una diversa percezione dello spazio, una scenografia in continuo movimento.