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La Filarmonica di Rovereto ha aperto in bellezza.
Jacomucci: una fisarmonica «magica»
Bell’inizio d’anno per la Filarmonica di Rovereto, che ha inaugurato qualche giorno fa il 2003 con una proposta di grande spessore e interesse. Affidato alla fisarmonica di Claudio Jacomucci, il concerto ha raccolto gli applausi di un pubblico numeroso e consapevole della qualità della proposta.
Concerto anche impegnativo all’ascolto, che è stato Aperto
dalla Sequenza XIII di Berio e da Feria di Donatoni, due esempi di scrittura
contemporanea che Jacomucci ha proposto con lucidità e chiarezza, ben tracciando
il concentrato e denso disegno musicale della scrittura di Berio e il razionale
procedere di Donatoni. L’esecuzione di Jacomucci è stata sempre di grande compostezza,
anche nel vorticoso "Road Run-ner", pastiche divertentissimo e spiazzante, quasi
un gioco, che pareva facilissimo nelle mani di Jacomucci ma in realtà è un susseguirsi
eterogeneo di ardui e vorticosi virtuosismi. Maggior presa ritmica nel Tango
di Luis de Pablo, e una sorprendente ricerca timbrica
(e la scoperta della straordinaria versatilità dello strumento) in Xballu del
sardo Lucio Garau: e alla fine uno sciogliersi della tensione, anche
dell’ascolto, nel più godibile melodiare di Piazzolla (riproposto anche con
in fuori programma applauditissimo), trascinante, sensuale, di grande fisicità.
Pubblico sempre attento e partecipe, anche negli ermetici
"Cinque Pezzi" di Kurtág, a sfatare ancora una volta il temibile mito
che la musica contemporanea non "arrivi"; arriva e piace, quando a proporla
è un artista dotato della tecnica e della comunicativa di Claudio Jacomucci,
che speriamo vivamente torni a incantare il pubblico roveretano.
Emilia Campagna
Recensione del concerto tenuto il 18 gennaio 2003
apparsa su L'Adige giovedì 23 gennaio 2003
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