Sulla musica acusmatica, acustica e sulle interpretazioni
della musica digitale
Come compositore quando lavoro nel mio studio il mio
obiettivo è quello di creare composizioni dove il materiale sonoro
sia organizzato in modo preciso. Nello studio una composizione si chiude
e tutto è ben bilanciato. Ma in un secondo livello quando vado
a eseguire una composizione mi accorgo che il prodotto dello studio è
solo una possibile versione di quellopera. Come performer live i
miei comportamenti cambiano e cerco di trovare nuovi lati (interpretativi)
nelle mie composizioni. Sono anche interessato a continuare il processo
creativo nella situazione del concerto. Anche se la musica è composta
per supporti digitali immodificabili e si propone per essere eseguita
in modo lineare (dal punto di inizio alla fine) io faccio talvolta qualcosa
di inatteso durante la performance. Mi sento aperto verso le nuove possibilità,
e per quanto riguarda la struttura delle mie composizioni sono interessato
a realizzare interpretazioni delle mie opere che siano creative anche
attraverso delle variazioni.
Ho iniziato a lavorare con questa strategia nel 1990 quando ho fatto un
concerto con un mio collega. Suonavamo le mie composizioni acusmatiche
e facevamo un leggero lavoro di colorizzazione di queste composizioni.
Allinizio il mio amico usava un sintetizzatore e io avevo una collezione
di suoni concreti e anche dei frammenti delle mie composizioni. Io mi
prendevo cura di come le composizioni passassero attraverso il sistema
di amplificazione e quando ci sembrava opportuno aggiungevamo qui e là
altri suoni. In seguito ho comprato processori di suoni in tempo reale
e ho cominciato a manipolare e riciclare in tempo reale durante il concerto
i suoni delle composizioni. Creavo alcuni nuovi colori e nuovi strati
che aggiungevo durante la performance, tutti i materiali erano sempre
presi dalla composizione stessa. Non voglio dire che questo fosse del
live-electronic, perché per me queste composizioni erano ancora
fondamentalmente composizioni acusmatiche ma in questo caso venivano eseguite
su un palco con alcuni elementi opzionali eseguiti dal vivo.
Al giorno doggi i processori e gli strumenti che abbiamo a disposizione
mi offrono le possibilità di cui ho bisogno come performer. Sono
interessato a prendere decisioni in tempo reale, a riordinare le particelle
pre-composte in una nuova maniera allinterno del contesto della
composizione. Io posso manipolare la mia composizione in modo molto leggero,
quasi inavvertibile, oppure posso decidere di fare dei gesti più
drammatici. Posso campionare in tempo reale la composizione e immediatamente
suonare il materiale manipolato con loop, frammentazioni, distorsioni,
trasposizioni, letture al contrario. Posso aggiungere degli echi in un
punto e dei suoni concreti in un altro e così via...
Talvolta quando arrivo a creare qualcosa di molto interessante nei processi
in tempo reale posso decidere di fare una dissolvenza dalla composizione
originale e restare più a lungo nella nuova texture.
Che dire a proposito delle "regole" della composizione, dobbiamo
seguirle strettamente o piuttosto dovremmo fidarci delle nostre orecchie?
Lasciatemi citare un esempio storico. Una volta un mio amico mi ha raccontato
una storia a proposito di come Karlheinz Stockhausen interpretava la sua
musica. Gottfried Michael Koenig ha lavorato per molti anni nello studio
elettronico del West Deutsche Rundfunk come assistente di diversi compositori
tra cui Stockhausen. Koenig ha detto al mio amico che anche nelle sue
composizioni più rigorose del primo periodo (Studies, Gesang der
Jünglinge e Kontakte) Stockhausen non restava mai strettamente fedele
al testo quando suonava queste composizioni. Non seguiva le indicazioni
segnate sulla partitura e invece seguiva le sue orecchie e si prendeva
una libertà creativa al momento del concerto. Si lasciava sempre
uno spazio per poter interpretare.
Lindustria musicale ha creato dei nuovi strumenti per la performance
live dei Dj e degli artisti di techno e questi sono strumenti meravigliosi
anche per i musicisti acusmatici. Il fatto è che le composizioni
elettroniche stanno diventando sempre più plastiche in questi anni.
La composizione può ancora essere acusmatica ma le particelle non
sono messe insieme in modo tradizionale. Tutte queste particelle possono
stare nel disco rigido del computer e da lì possiamo prendere degli
elementi in tempo reale e possiamo fare tutte le manipolazioni e gli arrangiamenti
necessari in tempo reale durante la performance. Questo tipo di composizione
è simile a un puzzle . Il pezzo ha la sua identità precomposta
e il performer conosce tutti i pezzi del puzzle ma può prendere
in tempo reale nel momento nel quale interpreta il pezzo le decisioni
definitive. È ancora musica acusmatica, musica composta ma la differenza
sta nel fatto che questo tipo di composizione non è un oggetto
stabile è più simile ad un oggetto "liquido".
A partire dai primi anni 90 ho creato diverse composizioni elettroniche
per opere darte legate ai media (video sperimentali e installazione
multimediali in gallerie darte) prima di scrivere queste composizioni
ho studiato e analizzato il modo nel quale gli elementi visivi aggiungono
un elemento addizionale che può dare alla composizione musicale
una dimensione inaspettata. Sono molto interessato a queste possibilità.
Ho iniziato a collaborare con artisti legati al video e al mondo dei media
e sono soddisfatto di quello che accadeva al mio lavoro in ambito visuale.
Ma per scopi di puro ascolto, per utilizzarli durante i concerti, ho creato
delle versioni acusmatiche di queste composizioni originarimente concepite
per stare insieme ad altri media. Quando ascoltate queste composizioni
in concerto, senza altri stimoli, il punto di partenza è nascosto
e liberato da legami e tracce con il visivo. Potete concentrarvi solo
sul suono e sullevoluzione drammatica dellopera, e la mente
è più aperta per fare delle interpretazioni .
Nel 1995 ho composto Lux in tenebris, la composizione fu eseguita per
la prima volta in una galleria darte, senza relazioni con altre
opere che stavano nella stessa stanza. Ma alla fine la scelta di fare
delle connessioni dipende dallascoltatore. Lascoltatore può
decidere di chiudere gli occhi e concentrarsi solo sullascolto della
musica, o scegliere di guardare lopera visiva mentre ascolta il
pezzo. Così la stessa composizione può trovarsi in un ruolo
molto diverso in una galleria e in un concerto.
Ho suonato in molti posti diversi e abbastanza spesso anche in club di
techno. In questo contesto ho voluto usare le attrezzature che i club
mi possono offrire. Di solito suono dove sono montati i banchi dei Dj,
quindi sul palco o alle spalle del pubblico. Talvolta uso nelle mie performance
qualche elemento extra-musicale: luci o fumo (con la macchina del fumo).
Quasi sempre lascio completa libertà alla persona che si occupa
delle luci, di interpretare e supportare la mia musica con questi elementi
non-musicali. Alle prove io suono le mie composizioni e durante questo
tempo chi si occupa delle luci può programmare gli apparechi che
gestiscono lautomazione delle luci, può programmare i ritmi,
i colori e i cambi di luce che avverranno durante la performance.
Tutte le sale da concerto sono diverse. È sempre bello poter suonare
in posti dove esiste un buon sistema per la diffusione del suono ma purtroppo
la qualità hi-fi non la si raggiunge sempre. Abbastanza spesso
musei e gallerei organizzano dei concerti di musica elettronica e questa
è in generale una buona cosa. Di solito però questi sono
luoghi pensati per le arti visive e in questo tipo di spazio il suono
può risultare molto difficile da gestire, alcune frequenze possono
essere sorprendentemente spiacevoli. Non è importante quanto sia
buona la qualità del sistema di diffusione se lo spazio non è
adatto per fare un concerto.
Lacustica del luogo può diventare un problema serio ma la
mia filosofia è che è meglio suonare che non suonare. Cerco
quindi di fare il possibile anche se lo spazio non è soddisfacente
dal punto di vista acustico. La questione principale è come eliminare
le frequenze negative.
È però sempre utile ricordarsi i due diversi aspetti della
composizione musicale:
1) il livello astratto, il mondo ideale dellopera (interno alla
composizione)
2) il livello concreto (la vita reale), la situazione di performance (il
mondo esterno alla composizione).
Nel 2003 ho aiutato Phil Niblock in un suo concerto. Prima della prova
ero abbastanza nervoso perché lui è abbastanza conosciuto
per la sua esigenza nei confronti della qualità del suono. Ma è
stato bello vedere come fosse invece simpatico e rilassato e non ho ascoltato
reclami legati allacustica della sala, o al sistema affittato di
amplificazione o in merito allattrezzatura video che ha smesso di
funzionare durante le prove (e alla fine ho prestato io il mio videoregistratore
personale). Tre ore di concerto sono andate bene, il pubblico era felice
e anche lartista... Se la musica è buona, sale imperfette
dal punto di vista acustico e piccoli altri difetti non la possono distruggere.
Ho fatto alcuni concerti dove ho suonato musica a un volume estremamente
basso. In questi concerti il pubblico stava molto calmo e si concentrava
sullascolto più profondamente per riuscire a sentire i vari
dettagli della musica. Questo tipo di situazione può essere noioso
per alcuni ma di solito le relazioni alla fine del concerto erano positive.
In altri concerti ho suonato musica a volume molto forte. Tutto dipende
dal contesto, e da quello che devo suonare.
Come nella vita reale cè spazio per suoni delicati ma anche
per suoni forti.
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